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Pac: per Fodaf bisogna puntare sul secondo pilastro

Dal presidente della Federazione l'invito a concentrare le energie sulle politiche per lo sviluppo piu' che sugli aiuti diretti

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Pubblicato sul Canale varie il 22 marzo 2012

All'interno del dibattito caldo sulla ridefinizione della Pac, arrivano una serie di proposte da Fodaf (Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali della Lombardia): “Una Pac con meno aiuti pubblici, ma con politiche per lo sviluppo rurale che si prospettano più incisive che in passato” è l'invito del presidente di Fodaf Giorgio Buizza.

Sebbene la proposta della Commissione Europea sulle nuove politiche agricole sia in fase necessariamente provvisoria, pare abbastanza evidente che il budget a disposizione per gli aiuti diretti alle imprese agricole sarà decisamente ridotto, a fronte di un incremento del cosiddetto secondo pilastro della Pac, le politiche per lo sviluppo rurale, che Fodaf vede come un passo più importante dell'attuale programmazione comunitaria, che terminerà alla fine del 2013.

“Oltre che per gli incrementi di risorse che verranno stabiliti d’autorità da Bruxelles, le politiche per lo sviluppo rurale potrebbero ulteriormente arricchirsi per scelta degli Stati membri: a ciascun Paese sarà data infatti la facoltà di trasferire un ulteriore 10% di fondi della propria dotazione dagli aiuti diretti al secondo pilastro”.

In questo senso Fodaf auspica che ciò possa costituire uno stimolo per rilanciare gli investimenti produttivi da parte delle imprese agricole. “L’auspicio – conclude Buizza – è che nella futura misura comunitaria dedicata ai servizi di consulenza aziendale vi sia il dovuto riconoscimento per il ruolo fondamentale dei professionisti, i quali nel settore primario garantiscono alle imprese un supporto fondamentale in campo agronomico e gestionale”.

Proprio sul secondo pilastro della Pac, poche ore fa il ministro per l'Agricoltura Catania ha definito “difficile” la negoziazione sulla Pac per l'Italia, ma con alcuni punti a favore: secondo Catania infatti l'Ue non intenderebbe ripetere anche sulla parte della Pac che riguarda lo sviluppo rurale l'approccio basato sul solo criterio della superficie agricola (come quello che prevale per il primo pilastro, i contributi diretti). L'Italia ha una superficie agricola limitata ma un valore aggiunto più alto per la produzione: “Abbiamo ribadito con forza che non è possibile accettare una ripartizione basata sul solo criterio delle superfici agricole dei paesi membri - ha sottolineato il ministro- e abbiamo il sostegno di un limitato gruppo di delegazioni: e' un negoziato difficile ma andiamo avanti con determinazione”.

V.R.



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