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Professionisti, nel Dl sulla competitività tutta la riforma.

Professionisti, nel Dl sulla competitività tutta la riforma. Il pacchetto sulla competitività rischia di diventare un boccone amaro

No comment - 01 marzo 2005

Professionisti, nel Dl sulla competitività tutta la riforma

Il pacchetto sulla competitività rischia di diventare un boccone amaro per i professionisti.
Tra le «norme in favore del diritto di iniziativa economica » rispunta l'ipotesi di Agenzie per le imprese, costituite da associazioni di imprenditori, cui può essere delegata la denuncia di inizio attività.
L'eventualità è bollata da dottori commercialisti e ragionieri come una « mostruosità giuridica», che sovverte le regole della consulenza e dell'assistenza alle imprese. Per contro, Confartigianato replica parlando di «miopia corporativa » .
La proposta di agenzie per le imprese non è nuova: la scorsa estate era stata accantonata dal Governo proprio per l'opposizione dei commercialisti.
Ma il terremoto potrebbe farsi sentire in tutto il mondo delle professioni, per effetto della riforma in chiave federalista sostenuta dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che ridistribuisce i poteri tra i vari livelli organizzativi degli Ordini. Il Guardasigilli, infatti, pensa di sostituire i vertici nazionali con un coordinamento composto « dal presidente, dal Consiglio nazionale e dall'Assemblea degli Ordini locali ».
Castelli, giovedì, ha presentato al collega dell'Economia, Domenico Siniscalco una proposta molto più articolata, rispetto ai nove punti che costituivano la proposta iniziale (si veda «Il Sole 24 Ore » del 22 febbraio). E oltre alla previsione dei coordinamenti degli Ordini - nazionale e ragionali - ha ribadito la sua intenzione di consentire ai professionisti di organizzarsi in società, multidisciplinari e di capitali.
Nelle Spa e nelle Srl potranno essere soci anche non professionisti. Nell'articolato, comunque, sono specificate eccezioni e limiti alla " liberalizzazione".
Dunque, nel decreto legge sulla competitività Castelli ha intenzione di traghettare l'intera riforma delle professioni, toccando tutti i punti oggetto della bozza che il ministro ha proposto a Ordini e Associazioni alla fine di gennaio. Tutto ciò pone problemi di compatibilità con lo strumento - un decreto legge - e il suo oggetto, la competitività. Probabilmente, per alcune misure sarà problematico definire i motivi d'urgenza. In ogni caso, nella versione attuale, Castelli ha mantenuto le norme che riscrivono i percorsi di accesso agli Albi, prevedendo l'obbligo di un compenso economico ai praticanti, ricalcando quanto scritto nei codici deontologici di avvocati, dottori commercialisti e ragionieri. L'offerta per svolgere il tirocinio dovrebbe essere ampliata, contemplando la possibilità di fare pratica, oltre che negli studi, anche presso società e amministrazioni pubbliche. Naturalmente, il tutor sarà un professionista. Dovrebbe essere poi confermata anche l'inderogabilità delle tariffe.
Castelli ha anche rivisto la parte sul riconoscimento delle Associazioni che rappresentano nuove professioni. E ha ammesso la possibilità, da parte dei professionisti iscritti in Albi, di costituire Associazioni che hanno l'obiettivo di "curare" le specializzazioni.
In ogni caso, della riforma Castelli filtrano per ora solo indiscrezioni. Tanto che la richiesta al Governo di aprire un confronto accomuna tutte le componenti professionali, dal Cup, il coordinamento degli Ordini, ad Assoprofessioni e al Colap, le sigle che raggruppano le "nuove professioni". Alla richiesta si associa anche l'opposizione, attraverso Pierluigi Mantini, il responsabile professioni della Margherita.

Tratto da Il Sole 24ORE di Sabato 26 febbraio 2005
a firma di MARIA CARLA DE CESARI

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