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Riconosciute le associazioni Nuovi Ordini solo se va tutelato l'interesse generale

Riconosciute le associazioni
Nuovi Ordini solo se va tutelato l'interesse generale

No comment - 15 marzo 2005

Riconosciute le associazioni
Nuovi Ordini solo se va tutelato l'interesse generale

La bandiera della riforma delle professioni è ora ben piantata nel terreno della competitività. Si tratta di un piccolo presidio che non soddisfa del tutto ma neppure scontenta e che, grazie all'inedito asse tra il ministro leghista della Giustizia, Roberto Castelli e il sostegno di Alleanza nazionale, guidata dal vice presidente vicario Ignazio La Russa, racchiude in tutto cinque punti essenziali.
Tre in più rispetto a quelli già contenuti nel testo in entrata a Palazzo Chigi che, martedì corso — nell'incontro che La Russa, Castelli e il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti avevano avuto con Ordini e rappresentanze delle associazioni — aveva trovato l'appoggio dell'intera compagine professionale. Questi, i cinque commi inseriti all'articolo 2 del decreto legge.

Ordini. Aperta la strada per creare nuovi Albi. Infatti, qualora un'attività professionale tocchi «interessi costituzionalmente rilevanti» e comporti il «rischio di danni sociali conseguenti a eventuali prestazioni non adeguate», il decreto legge riconosce la possibilità di istituire nuovi Ordini. Una formulazione certamente generica attraverso la quale, tuttavia, si potrebbe giustificare la nascita di ulteriori Ordini a presidio di attività attualmente non regolamentate.

Associazioni. Una prima patente di riconoscimento arriva anche alle associazioni, sino a ora non regolamentate, e costituite da professionisti che «non esercitano attività regolamentate, tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell'articolo 2229 del Codice civile». In pratica, che non si sovrappongono alle attività caratteristiche degli Albi.

Tirocinio. Il tirocinio, retribuito «con adeguato compenso per l'apporto reso, con riferimento al regime tariffario delle prestazioni svolte» potrà essere svolto anche «presso pubbliche amministrazioni e società che svolgono attività nel settore».
Purché l'attività resti soggetta alla responsabilità di un professionista.

Dipendenti. Inoltre, scatta anche per i dipendenti l'obbligatorietà dell'iscrizione all'Albo per lo svolgimento di attività che richiedono l'abilitazione professionale.

Commissioni d'esame. Infine, nelle commissioni per l'esame di Stato all'abilitazione, non più del 50% dei commissari può essere di nomina ordinistica.

Tutte misure, in ogni caso, concordate preventivamente con il Cup (il coordinamento degli Ordini professionali) e con le rappresentanze delle associazioni non regolamentate.

«Sono riuscito a recuperare un testo più completo rispetto a quello che era entrato in Consiglio dei ministri — ha detto il ministro della Giustizia, Roberto Castelli — e che io giudicavo insoddisfacente. Abbiamo introdotto cinque punti su cui tutto il Governo è d'accordo e potranno servire per creare in sede di conversione un testo organico».
«Si tratta comunque di un primo passo — ha sottolineato il ministro del Welfare, Roberto Maroni — anche se le resistenze sono fortissime». Mentre per il vice presidente vicario di An, Ignazio La Russa, «il regolamento inserito è il punto di partenza della più complessa riforma che intendiamo inserire nella legge di conversione del decreto».
Anche per il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, al di là dei contenuti, «è comunque importante che il tema sia presente».
Accoglie con favore la misura sul tirocinio retribuito il sottosegretario al Miur, Maria Grazia Siliquini: «È un principio che il Miur sta inserendo nella propria riforma delle scuole di specializzazione legale». L'opposizione, ha ribadito Pier Luigi Mantini, responsabile per le professioni della Margherita, «prende atto che il Governo ha finalmente capito l'importanza di riformare le professioni, come aveva cominciato a fare l'Esecutivo di centro sinistra». Tuttavia, si tratta di «una non riforma, affidata a poche norme elettoralistiche che hanno il mero valore di enunciazioni di principio inefficaci nella pratica». Inoltre, Mantini si chiede «come sarà possibile inserire nuovi capitoli riguardanti le professioni, in sede di conversione del decreto, dalla pubblicità alle società, senza mutare completamente la materia del decreto. Una cosa che non è possibile sul piano legislativo».
Soddisfatto dei contenuti è invece il presidente del Cup, Raffaele Sirica — ieri a Verona per il III Congresso regionale del Cup Veneto — per cui «si è trattato di misure concordate, che riconoscono più tutele ai tirocinanti, alle associazioni e riportano anche nell'alveo della deontologia professionale i tanti lavoratori dipendenti " abilitati".
Ora attendiamo che La Russa, Castelli e Vietti aprano quel tavolo che, in fase di conversione, dovrà innestare la sintesi più corposa della riforma, partendo dai risultati condivisi del progetto Castelli, della proposta Vietti e del disegno di legge Cavallaro Federici». Apprezzamento giunge, infine, anche da Giuseppe Lupoi (Colap) e Giorgio Berloffa (Assoprofessioni) secondo cui «viene finalmente riconosciuto l'impianto duale, Ordini associazioni, della struttura organizzativa delle professioni».

Tratto da Il Sole-24 Ore del 13 Marzo 2005
a firma di LAURA CAVESTRI

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