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Stoccaggio privato per le carni suine

La proposta della Commissione Europea per ridare valore alla produzione suinicola nazionale

zootecnia - 02 febbraio 2011

Allarme diossina e contaminazione di carni e uova in Germania non hanno fatto che aggravare ulteriormente la crisi del settore suinicolo, per questo sono sempre più necessarie misure urgenti, concrete e strutturali, capaci di dare adeguato supporto economico e di programmazione, per garantire concentrazione dell’offerta, competitività, salvaguardia del reddito, stabilità dei mercati.

“La marginalità per i produttori del comparto – afferma Giovanni Bettini, presidente del Settore Zootecnico e della Consulta suinicola di Fedagri - è diminuita drasticamente a causa di un mercato sempre più fluttuante e non governabile, caratterizzato da bassi prezzi di vendita e da elevati costi di produzione, tra i quali spiccano quelli delle materie prime per l’alimentazione, gli oneri derivanti dalle restrittive norme igienico-sanitarie e più in generale la crescente diffusa burocrazia”

. “Se positiva e condivisibile – sottolinea - appare la proposta della Commissione Europea relativa all’introduzione dello stoccaggio privato per le carni suine, permane comunque la necessità di accompagnare gli interventi comunitari, con misure di carattere nazionale”.

Per migliorare la situazione e ridare valore alla produzione nazionale Fedagri ha proposto all’attenzione del Ministero alcune priorità improcrastinabili. Tra queste l’attuazione di misure volte a una maggiore tutela e valorizzazione delle produzioni italiane, anche attraverso l’attivazione di un valido sistema di etichettatura, al fine di garantire provenienza e tracciabilità; la messa in atto di forme di autodisciplina delle produzioni DOP, il ritiro urgente dal mercato di una congrua quantità di prodotto da destinare alle popolazioni indigenti; l’attivazione di idonei strumenti di promozione. E ancora: l’abbassamento dei costi aziendali, attraverso la sburocratizzazione delle procedure e degli obblighi amministrativi; l’adozione di sgravi fiscali e previdenziali lungo tutta la filiera produttiva; l’incentivazione di forme di aggregazione tra i produttori al fine di consentire la concentrazione dell’offerta; la riduzione dei costi relativi alla trasformazione e commercializzazione.

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