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Troppa CO2 negli oceani: i pesci in pericolo

Due studi del Cnr rilevano la perdita della lateralizzazione e della capacita' di allontanarsi dall'odore dei predatori

ambiente - 17 gennaio 2012

L'aumento della CO2 nelle acque oceaniche ha un effetto sempre più dannoso sugli organismi marini: è quanto emerge da due studi del Centro Nazionale delle Ricerche.

Il primo studio, apparso su Biology Letters ed effettuato nella barriera corallina australiana, ha messo in luce la perdita della lateralizzazione, cioè la preferenza per il lato destro o sinistro durante gli spostamenti quando i pesci si trovano davanti a un ostacolo. Il secondo, pubblicato su Nature Climate Change, rileva un altro fenomeno allarmante: la perdita della capacità di allontanarsi dall'odore di un predatore, una proprietà delle specie necessaria alla sopravvivenza.

Erano stati precedentemente già dimostrati gli effetti negativi dell'aumento di anidride carbonica negli oceani per gli organismi con gusci calcarei e le alterazioni sensoriali indotte da tale fenomeno nei pesci. Ora i ricercatori hanno individuato il meccanismo che genera tali fenomeni: il malfunzionamento del GABA-A, un recettore del sistema nervoso centrale con fondamentali effetti su diversi tipi di neuroni che dipende dalle quantità relative di ioni quali cloro e bicarbonato, a loro volta alterate dall’esposizione a livelli elevati di CO2.

I due studi sono stati condotti da Paolo Domenici dell'Istituto per l'ambiente marino e costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Oristano (Iamc-Cnr) insieme ai ricercatori della James Cook University e dell'Università di Oslo.

V.R.

 Scarica un sunto (in inglese) della ricerca apparsa su Biology Letters.

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